GIORNO 2 – VENERDÌ 29 MAGGIO (EX CENTRALE)
ABITARE NEI DISASTRI CLIMATICI – con con la partecipazione di Bologna for Climate Justice, Extinction Rebellion, Fornelli Ribelli e Plat – Piattaforma d’Intervento Sociale.
Nel territorio bolognese due alluvioni in tre anni hanno tolto la casa a molte persone, mentre a Valencia nel 2024 piogge record hanno causato 230 vittime. Nel frattempo, gli investimenti e i piani di riconversione ecologica per contrastare la crisi climatica sono ormai un vecchio ricordo. Venerdì mattina ci troviamo per un workshop in cui ragionare insieme su tre punti: le cause: I fattori che hanno portato ai disastri conseguenti all’alluvione a Bologna; l’attivazione: Il percorso che ha spinto tante persone a prendere una pala e indossare gli scarponi per spalare il fango; le pratiche: Quali possono essere, oggi, nelle città metropolitana delle risposte ecologiche e mutualistiche che mettono al centro il cibo, gli spazi e le risorse?
Nel territorio bolognese nell’arco di tre anni si sono verificate due alluvioni che hanno portato diverse persone a perdere la casa.
Solo regione di Valenzia nel 2024 sono state registrate precipitazioni record e inondazioni estese che hanno causato 230 vittime.
Nel frattempo i piani di riconversione ecologica, di investimenti per contrastare la crisi climatica sono ormai un vecchio ricordo.
Le nostre città sono sempre più a misura degli interessi dei grandi investitori che delle persone che le abitano. Questo ci porta a delle conseguenze che ricadono sulla vita materiale. E riguardano i costi degli affitti delle case tanto quanto la mancanza di servizi e spazi per affrontare la crisi ambientale.
Ragioniamo insieme sulle cause e conseguenze di queste scelte, ma anche sulle prospettive di lotta per reimmaginare le città a nostra misura: cibo accessibile, spazi attraversabili e liberi, soluzioni per contrastare tanto le pioggia quanto la siccità e nuove pratiche ecologiche.
PERCORSI DI FUORIUSCITA DALLA VIOLENZA DI GENERE E DEI GENERI. Casa, permessi di soggiorno, welfare e risorse. – con la partecipazione di Doposcuola Bolognina, Rivolta Pride e di TransActionforHousingJustice.
La violenza patriarcale, di genere e dei generi attraversa ogni dimensione della vita: le relazioni, la casa, il lavoro, il welfare, i documenti, la salute, la possibilità stessa di muoversi e abitare le città. Per molte persone, donne, soggettività trans e queer, persone migranti, la precarietà abitativa ed economica non è solo una condizione materiale, ma un dispositivo che produce dipendenza, isolamento e impossibilità di scelta. Senza una casa, senza reddito, senza servizi accessibili o senza un permesso di soggiorno stabile, fuoriuscire dalla violenza diventa spesso impraticabile.
Dentro una fase segnata da guerra, repressione, impoverimento del welfare e avanzata delle destre, il peso della riproduzione sociale continua a essere scaricato sulle famiglie, sui corpi femminilizzati e sulle reti informali, mentre le risposte istituzionali risultano sempre più insufficienti o apertamente securitarie. Partendo dalle esperienze attraversate nei percorsi di lotta per la casa, nei doposcuola popolari, negli sportelli e nelle pratiche transfemministe e queer, questo workshop vuole aprire uno spazio di confronto non solo sulla violenza, ma sulle possibilità concrete di costruire autonomia, conflitto e organizzazione collettiva per contrastarla.
Come costruiamo percorsi reali di fuoriuscita dalla violenza dentro un contesto di precarietà crescente? Come facciamo sì che casa, welfare, servizi e documenti non siano più strumenti di ricatto ma terreni di lotta e autodeterminazione? E ancora: quali pratiche collettive siamo capaci di costruire oggi, nei nostri territori per rompere isolamento e frammentazione, per superare identitarismi e contrastare femonazionalismo e omonazionalismo?
ENDING HOMELESSNESS – a cura di Wohnungslosen Stiftung e Aslido (CZ).
Dopo un breve giro di introduzioni, si discuterà in piccoli gruppi per rispondere alla domanda: Perché crediamo che così poche persone senzatetto si organizzino nei nostri collettivi, quali barriere crediamo si frappongono a questo processo?A seguito, ci si riunirà e si condividerà e discuterà quanto individuato.In una seconda fase, si lavorerà nuovamente in piccoli gruppi per interrogarsi su cosa le persone senzatetto abbiano bisogno per organizzarsi indipendentemente o per partecipare nei collettivi esistenti.I risultati saranno riassunti collettivamente. Al termine del workshop, ci sarà tempo per domande e discussione – e, in particolare, per riflettere collettivamente sui prossimi possibili step, all’interno dei nostri collettivi e dell’European Actioion Coalition for the Right to Housing and the City.
TURISTIFICAZIONE E AVIOTURISMO. Un’analisi collettiva sulle trasformazioni delle nostre città – con la partecipazione di Chiara Davoli (Phd, UniUrbino – Osservatorio Città Globale) La PAH (Barcellona), Napoli Rete Set, Bari Ex Caserma, Fornelli Ribelli, Stop Despejos, Sindacat de Llogateres, Plataforma Afectadas por Hipoteca [ospiti in aggiornamento]
La precarizzazione del diritto all’abitare è il risultato di trasformazioni strutturali che agiscono contemporaneamente a livello globale e locale. La crescente mercificazione della casa e il suo inserimento nei circuiti della finanza internazionale hanno ridotto l’accesso ad una casa degna a una questione regolata prevalentemente dal mercato, compromettendo il carattere sociale del diritto all’abitare. La crisi economico-finanziaria e le successive politiche di austerità hanno ulteriormente aggravato questa situazione con il ridimensionamento dello stato sociale, la privatizzazione di ampie quote di edilizia residenziale pubblica e l’ingresso di nuovi attori finanziari nei mercati immobiliari.
Negli ultimi anni in molte città europee tali processi si sono sovrapposti ad una crescente turistificazione. Sempre più immobili vengono destinati agli affitti brevi e turistici, mentre diminuisce la disponibilità di alloggi per residenti e locazioni a lungo termine. Questo fenomeno contribuisce all’espulsione progressiva degli abitanti dai quartieri e dalle aree maggiormente attrattive dal punto di vista turistico. In questo contesto, le mobilitazioni per il diritto alla casa si configurano sempre più come forme di opposizione all’estrattivismo non solo immobiliare ma anche turistico, cioè a un modello economico che trae profitto dall’appropriazione intensiva dello spazio urbano e dalla rendita. L’espansione del turismo ha effetti profondi sui territori urbani. L’aumento costante dei flussi turistici intensifica il traffico aereo, crocieristico e stradale anche attraverso l’espansione di infrastrutture, come aeroporti, porti e reti viarie. Questo processo comporta una pressione crescente sugli spazi urbani, congestionando le vie di circolazione e rendendo più difficile l’utilizzo del trasporto pubblico da parte dei residenti. Le conseguenze non incidono solo sulla sulla qualità della vita urbana, ma anche sulla sostenibilità ambientale e sull’accessibilità degli spazi e dei servizi nelle aree metropolitane e nei territori extraurbani.
Nonostante le differenze tra i vari contesti locali, molte città europee condividono problematiche strutturali simili, legate sia alla questione abitativa sia agli impatti dell’industria turistica. Per questo motivo, i movimenti sociali e le reti territoriali insistono sulla necessità di ripensare a modelli urbani più equi, sostenibili e orientati alla tutela dei diritti degli abitanti.
SINDACALISMO METROPOLITANO. Casa, lavoro, energia, salute, cibo: pratiche di lotta nella metropoli contro il carovita e per una vita bella – con la partecipazione di Plat – Piattaforma d’Intervento Sociale, Laboratorio Smaschieramenti, Fornelli Ribelli.
Che cos’è oggi il sindacalismo metropolitano? È davvero una nuova forma di organizzazione politica, oppure un nome ancora aperto per provare a rispondere alle trasformazioni del lavoro, della città e della vita? Dove si costruisce conflitto dentro una metropoli attraversata da precarietà, frammentazione e solitudine crescente? E come si organizza chi vive condizioni considerate spesso “insindacalizzabili”?
L’economia di guerra, il carovita, l’aumento degli affitti, la turistificazione e la precarizzazione diffusa stanno ridefinendo le città come spazi di estrazione continua di valore dalle nostre vite. Mentre i salari perdono potere d’acquisto e il welfare viene smantellato, la metropoli consuma tempo, energie e possibilità di esistenza. Sempre più persone attraversano lavoro intermittente, salari insufficienti, ricatto abitativo, isolamento sociale e violenza economica. In settori come la ristorazione, le pulizie, la logistica urbana, l’eventistica o il lavoro di cura, il sindacalismo tradizionale spesso fatica a intervenire. Ma forse il punto non è soltanto come sindacalizzare nuovi lavori, bensì come organizzare soggettività che vivono contemporaneamente sfruttamento lavorativo, precarietà abitativa, impoverimento e marginalizzazione. Come si costruisce continuità dentro vite frammentate? Come si trasformano rabbia e sopravvivenza in forza collettiva? In questo senso, il sindacalismo metropolitano potrebbe essere meno un modello definito e più un terreno di sperimentazione: un tentativo di spostare il conflitto dall’interno del luogo di lavoro all’intera vita urbana. Casa, reddito, tempo, mobilità, accesso ai servizi e reti di cura diventano così parte dello stesso campo di battaglia. La lotta per l’abitare non riguarda soltanto un tetto, ma la possibilità stessa di restare nelle città e sottrarsi alla precarietà permanente.
Da qui emerge anche una domanda sul significato dello sciopero oggi. Cosa significa scioperare dentro una metropoli frammentata? È possibile immaginare forme di sciopero sociale e metropolitano che vadano oltre il luogo di lavoro e colpiscano i meccanismi complessivi di riproduzione della città? Dentro queste domande, le pratiche transfemministe e queer rappresentano un terreno fondamentale di riflessione. Le soggettività LGBTQIAP+ sperimentano spesso in maniera anticipata forme di precarietà, espulsione e violenza che attraversano oggi fasce sempre più ampie della popolazione urbana. Allo stesso tempo, le pratiche transfemministe hanno costruito reti di mutualismo, autodifesa e cura collettiva che interrogano anche le forme classiche dell’organizzazione politica e sindacale. Che cosa può imparare il sindacalismo metropolitano da queste esperienze? In che modo desiderio, autodeterminazione e qualità della vita possono diventare elementi centrali del conflitto?
Forse la sfida è proprio questa: costruire forme di organizzazione capaci di stare dentro la complessità delle vite metropolitane contemporanee e trasformare esperienze comuni di sfruttamento, isolamento e precarietà in possibilità collettive di lotta e di vita.
GIORNO 3 – SABATO 30 MAGGIO (VIA ZAMBONI 38 OCCUPATA)
RENT CONTROL & RENT COLLECTIVE BARGAINING. Organizzazione della pretesa di un controllo sugli affitti e pratiche di contrattazione collettiva – con la partecipazione di CATU (Irlanda), Living Rent (Scozia), RAHU (Australia), Blocchi Precari Metropolitani e Coordinamento Lotta per la Casa (Italia, Roma).
L’aumento del costo degli affitti è un processo generalizzato che attraversa trasversalmente tutta l’Europa, andando a colpire in particolare grandi città e aree turistiche. Nelle metropoli e nelle aree turistiche del lavoro povero, dell’aumento del costo della vita, dell’assenza di welfare e servizi e con salari statici ormai da decenni, la questione abitativa si presenta come questione essenziale da attenzionare e su cui sviluppare processi di lotta e organizzazione.
L’aumento del costo degli affitti si presenta come fattore che favorisce la trasformazione dei territori attraverso l’espulsione delle fasce di popolazione a basso e medio reddito dai quartieri; fenomeno che si aggrava e approfondisce laddove una fase strutturale di aumento degli affitti si somma a gentrificazione e destinazione degli immobili a fini turistici. La mancanza di politiche abitative efficaci e una gestione controllata di fenomeni come gli affitti brevi, ha portato negli ultimi anni allo stabilizzarsi di una condizione di forte domanda e offerta limitata. La conseguenza sulla vita materiale delle persone è inevitabile, con statistiche che indicano come mediamente si consumi più del 40% del proprio reddito solo per il costo abitativo. Se al bisogno essenziale abitativo si somma le spese mensili per i bisogni alimentari ed energetici (acqua, luce, gas ecc.), in un quadro di forte inflazione, la tragicità del quadro riportato è chiara. Attualmente fronteggiare questi costi per bisogni essenziali significa inevitabilmente operare rinunce che influenzano la qualità di vita e bisogni non rimandabili come le cure mediche.
Come ottenere un controllo popolare degli affitti? Attraverso nuove modalità per l’organizzazione delle lotte per l’abitare, come creare un processo di contrattazione collettiva degli affitti?
Durante il panel una riflessione e una proposta per il territorio nazionale sarà portata dal Movimento per il Diritto all’Abitare (Italia, Roma).
RENT STRIKE & FONDI IMMOBILIARI. Reddito vs rendita: sciopero dell’affitto e organizzazione internazionale contro i grandi speculatori del mattone – con la partecipazione di Sindicat de Llogateres (Madrid), Emanuele Belotti (Università degli Studi di Bergamo).
Bloccare la Rendita Lo sciopero dell’affitto come strumento di lotta politica ed economica.
Quello che viene comunemente definito “caro affitti” non rappresenta un fenomeno temporaneo o emergenziale, bensì il prodotto strutturale di dinamiche speculative unite a una progressiva deregolamentazione normativa che dura da quasi trent’anni e che ha preso piede in tutta Europa.La situazione attuale trova la sua origine in un fattore principale: la deregolamentazione del mercato, che ha di fatto liberalizzato i contratti di locazione permettendo che la determinazione del prezzo del canone di locazione fosse affidata esclusivamente alle spinte speculative e ai privati. Lo sciopero dell’affitto (rent strike) è sicuramente uno strumento di lotta storica molto potente, tornato al centro del dibattito pubblico durante la pandemia da Covid-19 a causa della crisi abitativa globale e del caro-affitti nelle grandi città. Un’azione collettiva in cui un gruppo di inquilini decide di comune accordo di interrompere il pagamento del canone d’affitto ai proprietari, chiedendo una riduzione del canone. A Bologna, nel 2020, un intero palazzo abitato da giovani lavoratori precari, artisti e studenti, smette di pagare l’affitto alla società immobiliare proprietaria dell’immobile, chiedendo una sospensione dei pagamenti e una riduzione del canone di locazione. La lotta va avanti per quasi un anno. Alla fine, la pressione politica e la solidarietà cittadina costringono la proprietà a sedersi al tavolo delle trattative. Sfruttando un protocollo d’emergenza del Comune di Bologna, l’affitto viene rimodulato e abbassato per un anno secondo i parametri del canone concordato. Questa lotta insieme a quella del movimento di Berlino, con la campagna Deutsche Wohnen & Co. Enteignen, a quella di Barcellona del Sindicat de Llogateres, che hanno forzato i governi locali a legiferare sui tetti massimi ai canoni dimostrando che il rent strike è una pratica possibile, attivabile qui e ora, quando la precarietà abitativa diventa insostenibile e che insieme si può trasformare la vulnerabilità individuale in una fortezza collettiva.
Attraverso i contributi del Sindicato de Inquilinas e Inquilinos de Madrid e il Sindicat de Llogateres di Barcellona e un’analisi sui fondi finanziari che speculano e estraggono profitto dal settore immobiliare a cura di Emanuele Bellotti (Università di Bergamo), ragioneremo su:
Come e con quali condizioni è possibile riproporre la pratica dello sciopero dell’affitto? Come generalizzare la pratica come strumento di lotta? Come declinare la pratica tra i diversi territori, ognuno con la sua specificità? Quale potenzialità in questa pratica per contrastare l’espansione dei grandi speculatori immobiliari?
AUTORECUPERO & OCCUPAZIONI. Pratiche di lotta e orizzonti, per rinnovare pratiche ed essere all’altezza di un presente che cambia – con la partecipazione di Carracci Casa Comune (Bologna), Blocchi Precari Metropolitani e Coordinamento Lotta per la Casa (Roma); Action Network for Housing, Public Space and the City (Grecia); Bond Precaire Woonvormen (Olanda).
Occupazioni abitative e autorecupero sono storicamente gli strumenti più incisivi della lotta per la casa, al fianco delle pratiche storicamente consolidate di antisfratto, attenzionate da sempre maggior repressione, a fronte di un aumento esponenziale delle pratiche di sfratto. Immobili vuoti e disabitati vengono infatti riaperti da chi ne ha bisogno e autorecuperati in prima persona dai nuovi abitanti. La lotta per la casa diventa così una rivendicazione quotidiana che colpisce duramente sia gli speculatori, che lasciano sfitti gli immobili, sia le istituzioni pubbliche, che fanno orecchie da mercante di fronte alle loro responsabilità di amministratori del bene comune. Ad oggi queste esperienze sono sotto attacco come mai prima in Italia e altrove. La repressione nei confronti di chi occupa e autorecupera un’abitazione è mirata a rafforzare l’idea che la casa sia un bene, una merce regolata dal libero mercato. L’unica alternativa possibile, la casa come diritto garantito a tutte viene così dimenticata ed eliminata con il passare del tempo.
Con l’aiuto di Action Network for Housing, Public Space and the City (Grecia), Bond Precaire Woomvormen (Olanda) e le esperienze sul campo del Movimento per il Diritto all’Abitare (Roma) e Carracci Casa Comune (Bologna), il tavolo si propone di indagare quale futuro spetta alle occupazioni di oggi, pensare a come difenderle e come valorizzare il modello virtuoso che rappresentano. Allo stesso tempo verranno discusse quali strategie possano essere messe in campo per rinnovare e dare continuità a queste pratiche.
POLITICHE ABITATIVE DELL’UNIONE EUROPEA. Un’analisi dell’European Union Affordable Housing Plan e le conseguenze sui Piani Casa Nazionali – a cura di European Action Coalition Housing Commission Working Group e Rete Diritti in Casa (Parma).
La crisi abitativa non è un problema di offerta, ma di profitto
I movimenti di base denunciano il Piano per l’edilizia accessibile della Commissione europea e il voto del Parlamento sulla relazione sulla crisi abitativa Le Giornate di azione per l’edilizia abitativa, in programma dal 23 al 29 marzo, si stanno svolgendo in tutta Europa e oltre, portando inquilini, collettivi e movimenti di base nelle strade in un’ondata coordinata di resistenza. Denunciamo il Piano per l’edilizia accessibile della Commissione europea, adottato a metà dicembre 2025, e il voto del Parlamento europeo sulla relazione sulla crisi abitativa del 10 marzo 2026.
Il voto del PE è stato un passo fondamentale nel definire il suo contributo al Piano della Commissione. Noi, la Coalizione d’Azione Europea per il Diritto all’Alloggio e alla Città (EAC), ci siamo fortemente opposti al Piano e alla Relazione – così come hanno fatto le organizzazioni di base in tutta Europa – avvertendo che rischiano di aggravare proprio quella crisi che pretendono di affrontare.
Nei giorni precedenti il voto, sono state organizzate proteste in tutta Europa, anche il 9 marzo, mentre i movimenti per il diritto alla casa si mobilitavano contro l’orientamento dell’attuale politica abitativa dell’UE. Queste mobilitazioni hanno riunito organizzazioni di base affiliate all’EAC, diversi movimenti per il clima e Housing Action Days Belgium, tutti uniti nel chiedere un cambiamento radicale che si allontani dagli approcci guidati dal mercato.
I movimenti per il diritto alla casa sostengono che il Piano e la Relazione adottati aprano la strada a un’ulteriore finanziarizzazione dell’edilizia abitativa, esponendo l’edilizia sociale e a prezzi accessibili ai mercati finanziari invece di affrontare le cause strutturali della crisi. Pur essendo presentato come una risposta alla crescente crisi dell’accessibilità abitativa, il Piano europeo per l’edilizia a prezzi accessibili continua a dare priorità agli investimenti privati e agli strumenti finanziarizzati piuttosto che al rafforzamento dei sistemi di edilizia pubblica o alla regolamentazione della speculazione.
Nella nostra dichiarazione rilasciata il 15 gennaio 2026, abbiamo avvertito che il Piano si basa sulla stessa logica di mercato che ha causato la crisi abitativa in Europa. “La crisi abitativa non può essere risolta dagli stessi mercati che l’hanno creata”, si legge nella dichiarazione. «Qualsiasi risposta seria richiede di sottrarre una quota significativa di alloggi – almeno il 40% – alle dinamiche di mercato e di ripristinarne il valore sociale e d’uso attraverso un’offerta pubblica, sociale e non mercificata».
In tutta Europa, gli affitti e i prezzi delle case sono aumentati drasticamente mentre i redditi ristagnano e il patrimonio di alloggi pubblici diminuisce. I movimenti per il diritto alla casa sottolineano che le politiche incentrate principalmente sull’aumento dell’offerta abitativa attraverso meccanismi di mercato non affrontano le cause profonde della crisi, tra cui la speculazione, la finanziarizzazione e il trattamento dell’alloggio come una classe di attività.
Parole chiave accattivanti come innovazione, decarbonizzazione o soluzioni guidate dalla comunità non possono nascondere l’assenza di misure efficaci per ripristinare il valore sociale o d’uso delle abitazioni», aggiunge la dichiarazione. Secondo noi (EAC), per affrontare la crisi abitativa occorre un approccio radicalmente diverso: costruire un consistente parco immobiliare di alloggi pubblici e sociali, anche attraverso l’espropriazione dei proprietari istituzionali e dei grandi promotori immobiliari; riutilizzare le abitazioni rimaste vuote a lungo per soddisfare il fabbisogno di alloggi sociali; e attuare controlli rigorosi sui prezzi delle abitazioni, dei terreni e dell’energia per garantire l’accessibilità economica e proteggere gli inquilini dagli sfratti.
Gli inquilini, i collettivi e i movimenti di base che manifestano durante le Giornate di azione per l’alloggio dovrebbero essere presi sul serio dalle istituzioni europee. A Bruxelles, la settimana è caratterizzata da azioni dirette contro le lobby immobiliari, manifestazioni pubbliche, occupazioni di edifici e assemblee che rivendicano spazio per le lotte per l’alloggio. Queste azioni si rivolgono sia ai decisori politici che agli attori aziendali che alimentano la speculazione, rendendo visibili le realtà dello sfratto, del degrado e dell’ingiustizia abitativa.
In aggiornamento
